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L'AMANTE DI SOCRATE
(ARABA FENICE, 2006).
La vita e l'amore, la filosofia e la morte: Socrate e Atene in una storia antica e nuova. Da 2400 anni tutti noi crediamo alla versione della morte di Socrate che Platone ci ha tramandato: egli sarebbe stato giustiziato perché introduceva nuove divinità e corrompeva la gioventù. Ad un'analisi serrata, queste motivazioni non reggono. Gli Ateniesi erano molto tolleranti in fatto di religione ed adoravano migliaia di divinità, perciò non sembra credibile la preoccupazione per l'introduzione di nuovi dèi. A settant'anni, Socrate aveva professato per decenni la sua filosofia ed aveva avuto centinaia di allievi, perciò non sembra credibile neanche l'accusa di corruzione della gioventù. Le cose devono essere andate in modo diverso da come ce le racconta Platone.
Un romanzo da leggere e da amare.
Con la piena libertà che permette il romanzo, Maurizio Rosso dà la parola ad Aristodemo, un allievo di Socrate che fu intimamente legato al maestro. Basandosi su tutta la documentazione testuale disponibile, Rosso cerca di ricostruire il rapporto di Aristodemo con Socrate, ipotizzando che il giovane fosse stato per dieci anni l'eromenos (l'amato) di Socrate (erastes, l'amante) e che questo gli abbia permesso di vivere da vicino le ultime fasi della vita del filosofo, fino alla sua tragica e misteriosa condanna a morte.
(Lorenzo Mondo)
"Socrate mi aveva parlato con dolcezza e aveva almeno in parte calmato la mia ansia. Quella sera, quando fummo coricati al buio nel nostro giaciglio, mi strinsi a lui e il suo bacio fu come l'abbraccio di Morfeo. Dormii un sonno profondo e senza incubi."
"Prese la ciotola con entrambe le mani e bevve tutto il contenuto fino alla fine, come un bambino che diligentemente ingoia la sua medicina. Restituì la ciotola vuota e si lasciò cadere all'indietro..." |