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Che
cos'è l'Enosofia
Enosofia
è una teoria nuova, formulata a partire dal gennaio 2001
da Maurizio Rosso con l'intenzione di inaugurare il nuovo millennio
ad una comprensione più completa del prodotto vino, anche
nei suoi risvolti culturali e filosofici. |
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| Enosofia significa
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Enosofia significa
letteralmente "conoscenza del vino", dal greco antico
"oinos" (=vino) e "sophia" (=saggezza, conoscenza).
Essa vuol essere una scienza umana che indaga il rapporto soggettivo
dell'uomo con il vino. Si propone di demistificare l'idea di un'analisi
oggettiva del vino e di sostituirla con lo studio del rapporto tra
soggetto (bevitore) e oggetto (vino) inteso come unica esperienza
possibile di conoscenza del vino. In altre parole un vino non esiste
per il bevitore finchè non viene bevuto, non può essere
concepito indipendentemente dall'esperienza del bere e va studiato
in relazione dinamica con il soggetto bevente. Lo studio di questa
relazione conoscitiva è il campo di interesse dell'enosofia. |
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Come chiarimento
iniziale possiamo definire l'enosofia per differenza dall'enologia
e più genericamente dall'enofilia. |
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| L'enologia
è una scienza > |
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L'enologia è
una scienza che si propone l'analisi del contenuto del vino e lo studio
delle tecniche necessarie a produrlo. In quanto analisi del contenuto
del vino essa mira soprattutto a rintracciare le componenti principali
del vino e descriverle quantitativamente. In questo compito essa si
serve soprattutto della biologia e della chimica. L'esempio più
evidente è quello delle analisi chimiche di laboratorio: esse
quantificano la presenza di varie sostanze, tra cui riconosciamo facilmente
acqua, alcol, estratti secchi, acidi, anidride solforosa, ceneri.
Analisi più complesse rilevano la presenza di sostanze minori,
fino a riconoscerne alcune centinaia. Queste analisi ci forniscono
dei dati essenziali di estremo interesse sulla natura intrinseca del
vino che vogliamo conoscere, tuttavia l'enologia da sola (cioè
la biologia e la chimica) da sola non è in grado di darci informazioni
utili che ci permettano di entrare in rapporto soggettivo con il vino:
scegliere un determinato vino, capire se è consono al nostro
gusto, alle nostre esigenze specifiche di consumo, oppure imparare
ad apprezzarlo maggiormente. Per fare un esempio, la lettura della
scheda di analisi chimica, pur fornendo informazioni utili ed interessanti,
non potrà mai dirci da sola che un vino è buono o che
quel vino ci piacerà. Questo perchè la vera natura di
un vino risiede non nella somma dei suoi elementi ma nella giusta
armonia tra le parti, ed è questa l'operazione che l'artefice
del vino, cioè l'enologo, non può controllare interamente,
poichè i singoli ingredienti non sono a sua disposizione. A
differenza del cuoco, che può rifornirsi di tutti gli ingredienti
esistenti e li può mescolare e cucinare secondo i dettami esatti
di una buona ricetta (peso, percentuali, tempi di cotture), l'enologo
si trova a lavorare con una materia che quando giunge nelle sue mani
è già preformata ed è complessa. E' dunque ovvio
che l'enologia, o meglio la conoscenza enologica di un vino è
necessaria ma non sufficiente alla conoscenza finale del vino. |
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In un senso più
lato, l'enologia potrebbe essere definita come studio del vino, comprendendo
anche la conoscenza più allargata dei vari vini del mondo,
i vitigni che li originano, le zone di produzione, le diverse classificazioni
di tipologie, le legislazioni e così via. Tutte queste informazioni
aggiungono conoscenze che sono esterne al vino in quanto prodotto,
ma che aiutano a collocarlo nel proprio contesto in base alle molte
possibili classificazioni: per vitigni, per nazioni, per regioni vinicole,
etc. |
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| L'enofilia
è l'atteggiamento > |
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L'enofilia è
l'atteggiamento di chi ama il vino e quindi si costruisce una cultura
personale ad esso riferita. Vi sono molti modi per formare questa
cultura e tutti hanno qualcosa di valido.C'è chi intraprende
dei corsi (ad esempio quelli per Sommelier o per degustatori). C'è
chi acquista in enoteca vini sempre diversi e di diverse provenienze,
in modo da poter esprimere giudizi su svariati prodotti. C'è
chi viaggia nelle zone vinicole, visita aziende, parla con i produttori,
assaggia molti vini e raccoglie informazioni su di esse. Nella maggior
parte dei casi l'interessato acquista dei libri ed incomincia ad informarsi.
Tra gli enofili si collocano tutti quelli che pur non essendo enologi
(cioè in possesso di un diploma specifico ottenuto con un corso
di studi riconosciuto) hanno conoscenze intorno al vino. Possono essere
dei semplici appassionati, dei collezionisti di vini, oppure dei sommelier,
o dei giornalisti specializzati nel settore vino. Ciascuno di questi
gruppi ha caratteristiche diverse, ma per il momento mi soffermo sull'ultimo
gruppo, i giornalisti, poichè ad essi è riservato il
compito di produrre informazione, cioè di far circolare notizie
ed opinioni che possono essere utiliti ad altri e modificare o formare
i giudizi e le opinioni degli altri. In questo senso essi hanno una
maggior responsabilità. |
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I giornalisti
del vino danno oggi molta importanza a questa che potremmo chiamare
una enologia culturale o allargata, perchè essa fornisce il
materiale di riferimento necessario per conoscere e giudicare i vini.
Servendosi di queste griglie di riferimento, i critici operano poi
le loro degustazioni e determinano i loro giudizi. I giudizi sui vini
che leggiamo e ascoltiamo oggi sono quindi basati su una cultura generale
di base e poi su degustazioni organolettiche, cioè sulle impressioni
visive, olfattive e gustative che il vino ha dato al degustatore. |
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| Come una clessidra
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Fin qui abbiamo
individuato una situazione che potrebbe essere descritta in forma
grafica come una clessidra formata da due piramidi, una diritta e
una rovesciata, che si toccano per la punta: gli enologi partono dal
basso, cioè dalla conoscenza tecnica che prodotto analizzato
nei suoi elementi costitutivi. Gli enofili, cioè tutti gli
altri, partono per così dire dall'alto, cioè dal prodotto
finito, che essi assaggiano o consumano. In entrambi i casi il giudizio
si forma per via di un processo di selezione delle informazioni, dal
generale al particolare, dal grande al piccolo. L'enologo distilla
da tutto ciò che sa, quei dati analitici che si applicano a
questo vino soltanto. L'enofilo distilla dalle sue conoscenze generali
e dalle sue esperienze precedenti un termine di valutazione capace
di determinare un giudizio su questo vino soltanto. Dalla base della
piramide si sale alla punta, nella quale possiamo collocare il vino
in questione. In ogni modo a me pare che tale giudizio sul vino si
vada a situare in una strettoria conoscitiva che è il punto
debole di entrambi questi atteggiamenti, poichè entrambi dimenticano
un passaggio fondamentale dell'esperienza del vino: il ruolo attivo
giocato dal soggetto. |
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E' mia convinzione
che questa metodologia applicata finora sia incompleta e nasconda
non pochi errori. E' mio auspicio che questa metodologia venga superata
attraverso quella che io chiamo Enosofia. |
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Analizziamo uno
ad uno i vari livelli. |
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| L'analisi
chimica > |
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1) abbiamo già
chiarito come l'analisi chimica ci dà una serie di dati utili
ma scollegati tra di loro ed insufficienti per giungere ad un giudizio.
Prendiamo un Riesling renano di tutto rispetto: l'analisi chimica
ci indica una percentuale di acidità totale di sette o otto
grammi per litro. Il vino ci risulta gradevole. Prendiamo uno Chardonnay
con la stessa percentuale di acidità, e questa ci sarà
di disturbo. Il dato chimico ci ha dato un'informazione che non possiamo
utilizzare in assoluto per giudicare il vino, a meno che questa informazione
non sia incrociata con altre che completano un quadro più complesso. |
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| La conoscenza
classificatoria > |
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2) La conoscenza
classificatoria ci permetterà di dividere i vini in categorie,
gruppi, provenienze da vitigni e poi di confrontarli con altri delle
stesse categorie. Non è quello che facciamo tutti: beviamo
un Borgogna e lo giudichiamo per confronto con tutti i Borgogna che
abbiamo bevuto fino ad ora. La memoria visiva, olfattiva e gustativa
ci aiuterà a posizionare questo vino in rapporto agli altri.
Questo tipo di degustazione è quella che facciamo al tavolo
di un ristorante con amici, quando diciamo frasi del tipo "Sì,
mi sembra un tipico Borgogna" oppure "E' un po' più
leggero dei soliti Borgogna" o ancora "Per essere un Borgogna
è troppo giovane". Sono osservazioni probabilmente giuste,
ma legate a contesti empirici e rischiano di essere generiche ed inesatte,
sicuramente poco scientifiche. Con questo metodo eviteremo errori
grossolani, e collocheremo sempre un vino in relazione alle altre
espressioni che gli sono vicine, ma difficilmente entreremo in dialogo
intimo con un vino. Inoltre questo metodo presuppone un'esperienza
precedente, che non tutti hanno, ed anche un pregiudizio, cioè
che un vino corrisponda a dei modelli prestabiliti e formatisi durante
la somma di tutte le degustazioni precedenti. |
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| La degustazione
organolettica > |
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3) La degustazione
organolettica è quella più diffusa e più considerata,
perchè è quella che attualmente praticano tutti i degustatori
professionisti e i critici del vino. Si giudica l'impressione organolettica,
attraverso una descrizione oppure un punteggio. Nel maggior numero
dei casi la descrizione viene poi tradotta in un punteggio. Questo
metodo sembra essere il più sicuro, perchè analitico
e perchè reso in quella forma numerica che gli dà una
parvenza di scientificità. In realtà non vi è
nulla di più approssimativo ed antiscientifico dei punteggi
delle degustazione. Me ne sono reso conto, osservando come lo stesso
vino, presentato in una degustazione anonima in due campioni diversi,
può ottenere due punteggi diversi, segno questo che la nostra
percezione cambia costantemente. Che cos'è che la fa mutare,
e come possiamo tenere sotto controllo queste variabili? |
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LE VARIABILI
DEL VINO |
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| L'esperienza
di un vino è sempre soggettiva > |
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L'esperienza
di un vino è sempre soggettiva. Non esiste un degustatore assolutamente
oggettivo ed imparziale, così come non esiste un degustatore
infallibile. Nel migliore dei casi il degustatore sarà influenzato
dalla sua stessa teoria del vino, che in quanto pre-giudizio, si frappone
fra lui e un'esperienza di totale identificazione fra il bevitore
e il vino. |
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In teoria, la
soluzione a questo problema sarebbe l'invenzione di un computer capace
di degustare e giudicare i vini con modalità assolutamente
oggettiva. Se ciò fosse possibile, avremmo risolto il problema
delle degustazioni dei vini, cioè potremmo mandare in pensione
tutti i degustatori (soggettivi, tendenziosi, imprecisi, fallibili)
e sostituirli con il computer (oggettivo, indipendente, infallibile).
Ipotesi affascinante ma certo non risolutiva. Dal punto di vista dell'enosofia,
questi giudizi sarebbero interessanti ma inutili, poichè non
ci dicono nulla sul nostro rapporto con il vino che rimane una proprietà
totalmente soggettiva del bevitore. Se il computer mi dice che il
vino vale 100 punti, ciò mi interessa, ma non mi dice nulla
sull'esperienza che posso avere io bevendo questo vino. Il vino va
restituito al suo destinatario, l'unico che lo può veramente
apprezzare e giudicare, il soggetto bevente. |
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Elementi generali
di soggettività sono: l'età, il sesso, lo stato delle
papille gustative, le esperienze precedenti in quanto bevitore, le
preferenze, le conoscenze. |
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Elementi specifici
di soggettività sono: il luogo, l'ora del giorno, lo stato
d'animo (umore), il cibo che accompagna, la compagnia, il tempo atmosferico. |
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| Conclusione
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Conclusione:
l'esperienza di un vino è sempre un'esperienza emotiva. Tale
esperienza è riconducibile all'emotività del soggetto
e al contesto. |
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